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Pistoia |
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Nel 1401 Pistoia perse definitivamente la propria indipendenza e divenne parte integrante dei domini fiorentini. Dopo una vera incursione militare, il 10 settembre alcuni soldati entrarono nel palazzo del comune e la città egemone impose così un Podestà di sua nomina e sottrasse a Pistoia il controllo su gran parte del contado. Anche la diocesi fu sottomessa a quella fiorentina tanto che da quel momento i vescovi pistoiesi arrivarono per lo più dal capoluogo toscano. Per tutta l'età medicea, i secoli XVI e XVII, Pistoia non ha avuto una propria storia anche se è stata protagonista di alcuni episodi di rilievo. Il continuo riaccendersi durante la prima metà del Cinquecento delle lotte tra le fazioni cittadine capeggiate dalle famiglie magnatizie dei Cancellieri e dei Panciatichi per aggiudicarsi le poche cariche di rilievo disponibili condusse in città il Machiavelli che intendeva far luce sulle vicende pistoiesi e costrinse Firenze ad accrescere il potere su Pistoia esautorando così ogni parvenza di autonomia locale. Negli anni successivi la città fu prospera come testimoniano ancora oggi i numerosi palazzi gentilizi che ne nobilitano le strade, e visse in pace fin quando le truppe papaline nel 1643 non la cinsero d'assedio, al quale, però, i cittadini seppero resistere con grande coraggio. In questo stesso secolo Pistoia vide salire al soglio pontificio con il nome di Clemente IX un rappresentante dell'aristocrazia cittadina: il Cardinale Giulio Rospigliosi. Quando durante la prima metà del Settecento il granduca Giangastone, ultimo discendente dei Medici, morì e la Toscana divenne dominio dei Lorena la città, soprattutto con l'illuminato Pietro Leopoldo, conobbe anni floridi e poté assistere alla modernizzazione della viabilità transappenninica che, con la via modenese, le restituì quella centralità negli scambi con il Settentrione che ne era stata la principale e più remota caratteristica. Alla fine del secolo XVIII l'attenzione dell'intera Europa si rivolse a Pistoia per il Sinodo diocesano convocato dal vescovo Scipione de' Ricci, in accordo con il granduca, divenuto celebre per le tesi gianseniste che proponevano una radicale riforma della chiesa. I pistoiesi, come del resto il papa Pio VI, non seppero cogliere le idee innovative dell'alto presule che pochi anni dopo fu costretto a lasciare la città. Alla fine del secolo Pistoia fu occupata dalle truppe francesi con a capo il giovane generale Napoleone; l'anno dopo l'intera Toscana era governata dalla Francia. Durante il dominio napoleonico Pistoia fu inclusa nel dipartimento dell'Arno e divenne una municipalità governata da un Maire. Con il Congresso di Vienna e la restaurazione in Toscana rientrarono i Lorena che ripresero l'opera di riforma iniziata da Pietro Leopoldo. Nel 1851 la ferrovia Maria Antonia da Firenze arrivò a Pistoia e più tardi, nel 1864 già dopo l'unità d'Italia, fu realizzata la ferrovia Porrettana. Al Risorgimento Pistoia ha contribuito non soltanto con il sangue di Attilio Frosini, Sergio Sacconi e Torello Biagioni uccisi dagli austriaci e di quanti altri avevano combattuto nelle guerre d'indipendenza ma anche con la filantropia e il mecenatismo di Niccolò Puccini. Nel 1848 Pistoia fu nominata dal granduca capoluogo di compartimento e fu dotata di una prefettura; appena tre anni dopo fu degradata, si dice per punirla delle sue idee unitarie, a sottoprefettura. Dal 1849 al 1955 subì una dura occupazione delle truppe austriache chiamate in aiuto dai Lorena e nel 1860 aderì con un plebiscito al Regno d'Italia. A cavallo tra l'Ottocento e Novecento Pistoia cominciò a dotarsi di un aspetto più moderno, attivando un processo di industrializzazione, la San Giorgio di Genova vi costruì uno stabilimento per la nascente industria automobilistica, e di rinnovamento urbanistico anche se le campagne circostanti rimasero prevalentemente agricole. Con l'abolizione della cinta daziaria nel 1909 le mura persero ogni loro significato e fu iniziata la loro parziale demolizione. Successivamente vennero demoliti interi quartieri medioevali e gran parte della città cambiò aspetto. Durante il periodo fascista Pistoia fu promossa a capoluogo di provincia. Durante il secondo conflitto mondiale la città fu centro di vivace reazione antitedesca e specialmente nelle campagne si fecero sentire le conseguenze delle durissime rappresaglie. I partigiani liberando Pistoia l'8 settembre del 1944 trovarono una città gravemente danneggiata. Con la ricostruzione Pistoia si è trasformata e oggi è un importante centro commerciale e industriale che si lega all'area metropolitana fiorentina e si caratterizza, fra l'altro, per una particolare vocazione orto-vivaistica.
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